L'inserimento scolastico

La scuola non è certo tutto il mondo dei bambini
in adozione ma rappresenta davvero tanto:
permette loro di volare alto, ma se qualcosa va
male può bloccarli e ha anche il potere di aiutarli
ad accettare se stessi, come al contrario può farli
sentire imprigionati in una gabbia

(S. Giorgi, figli di un tappeto volante, Roma, ed. Magi,
2006).



Nel periodo post adottivo l’inserimento scolastico rappresenta un momento cruciale e spesso si configura come il primo compito che la famiglia ed il bambino devono affrontare. Negli ultimi anni, infatti, l’età media dei minori accolti in adozione da altri paesi è cresciuta e ad oggi, in Italia, la maggior parte dei genitori adottivi accoglie bambini stranieri in età scolare.
I dati ottenuti da una ricerca nazionale del 2003 indicano che il tempo che mediamente trascorre tra l’arrivo dei bambini in Italia ed il loro inserimento a scuola è pari a 3,4 mesi.
Un dato non certo incoraggiante a produrre il quale contribuiscono vari fattori. Da un lato ci sono i genitori adottivi con la preoccupazione riguardo alla possibilità che il figlio si inserisca nel nuovo ambiente di vita (la scuola diventa così un contesto importante dove vincere o perdere la battaglia dell’integrazione); dall’altro, i bambini la cui condizione psicologica spesso li conduce a richiedere precocemente di essere inseriti a scuola, nel tentativo di ritrovare modalità relazionali - quelle dell’istituto con tanti bambini e poche figure femminili che se ne occupano- già conosciute, che li mettano al riparo dalla pretesa di costruire legami specifici e dal rischio e la fatica che comporta imparare nuovamente ad affidarsi a chi si prenderà cura di loro. Quando l'ingresso all'asilo o a scuola avviene pochi mesi dopo l'adozione, si corre il rischio di interrompere un processo di maturazione iniziato già dal primo incontro o di perdere un "momento delicato" che poi sarà difficile recuperare. Il bambino adottato e la nuova famiglia hanno, in primo luogo, bisogno di riconoscersi, di creare un legame affettivo e familiare.  Il consiglio è, dunque, quello di ritardare l'ingresso a scuola. E’ utile ricordare che la nostra legislazione prevede la possibilità che i genitori, dandone preventiva comunicazione al Direttore didattico e dimostrando di possedere la capacità tecnica e/o economica necessaria, si assumano personalmente il compito di istruire i propri figli attivandosi con la modalità della “Scuola Paterna”, in modo da permettere tempi più distesi (l’anno scolastico successivo, previo esame di idoneità) per l’inserimento nella classe di riferimento. Un altro criterio generalmente utilizzato è quello di mettere il bambino in una situazione meno impegnativa dal punto di vista scolastico scegliendo di inserirlo in una classe inferiore a quello che comporterebbe la sua età anagrafica o concordare modalità graduali di inserimento nella classe di riferimento per età.

L’incontro con l’istituzione scolastica richiede,  fin dai primi contatti, una speciale attenzione alla fase di inserimento e soprattutto, un rapporto di collaborazione e corresponsabilità tra genitori e scuola. Accade sovente che genitori ed insegnanti, si vivano reciprocamente come estranei e si accusino vicendevolmente di disinteresse e distrazione per giustificare gli insuccessi delle loro azioni; avviare una rapporto scuola/famiglia tale da elaborare e compiere azioni sinergiche è il primo passo per garantire una positiva integrazione del nuovo studente.

I PASSI PER UN BUON INSERIMENTO

Per prima cosa si dovrà scegliere la scuola o il servizio educativo, ponendo attenzione ed esaminando per ogni istituto gli strumenti/dispositivi interni che ha attivato (quali il protocollo di accoglienza, la commissione di accoglienza …) e che sono riportati all’interno del P.O.F. (Piano dell’Offerta Formativa).
Può essere utile recarsi, poi, nelle scuole selezionate per un breve incontro di tipo conoscitivo-informativo, nel quale ottenere informazioni e sondare la flessibilità rispetto alle modalità di iscrizione del proprio figlio ed alla scuola.
E’ importante che si concordi, comunque prima dell’ingresso a scuola del bambino, un incontro con i dirigenti e le insegnanti dove definire le migliori modalità operative per l’accoglienza e l’inserimento. In questo incontro i genitori adottivi potranno presentarsi, anche attraverso l’elaborazione di uno scritto sul percorso fatto per diventare genitori e figli adottivi e suggerire- o produrre- alle insegnanti materiale utile a conoscere il paese di provenienza del bambino. Le insegnanti dal canto loro potranno, invece, raccogliere dati ed informazioni importanti sui vari aspetti della vita del bambino (relazione con il cibo, il sonno, l’autonomia, le abitudini particolari, le relazioni con gli adulti) e, per quanto possibile, ricostruire la sua storia, il percorso scolastico precedente e le sue abilità o competenze extralinguistiche. 
Un contatto assiduo con la scuola permetterà, inoltre, uno scambio di informazioni sulle eventuali comunicazioni fatte in classe dal bambino relativamente alla sua storia personale e  un’occasione preziosa per fornire alle insegnanti o pensare insieme strumenti psico-pedagogico e percorsi didattici flessibili e attenti al tema dell’adozione.

  
Alcune indicazioni operative da fornire alle insegnanti per un incontro “sufficientemente buono” tra scuola e adozione.
[Tratto da Hilborn; Fabienne; Dubeau e Gilles Breton, Adoption Helper’s Teacher’s Guide to Adoption, Canada, 2001]

 
Conoscere l’adozione
Il tema dell’adozione e quello delle diversità ad esso collegato rimangono ai margini del progetto educativo per la scarsa conoscenza del fenomeno adottivo da parte della scuola e del personale docente.
[…] Quando in classe si andrà a discutere delle tematiche relative alla famiglia è bene non dimenticare di far riferimento alle famiglie “non tradizionali”, incluse quelle adottive. Se un alunno verbalizza che un bambino non sta nella sua famiglia, è bene non perdere l’occasione per ricordare che alcuni bambini entrano a far parte di una famiglia attraverso l’adozione. Questo può sollecitare un bambino a dichiarare che egli è figlio adottivo e così gli insegnanti possono sviluppare la discussione. Non va dimenticato che la storia di adozione di un bambino è la sua personale, sta a lui raccontarla o meno, come desidera. È necessario porre molta attenzione al linguaggio usato nel riferirsi sia ai genitori biologici sia a quelli adottivi; non esiste infatti una madre naturale, né una sovrannaturale. Sarebbe meglio far riferimento alla madre di origine e a quella adottiva. Se la famiglia di un alunno ha in corso un procedimento di adozione, si può utilizzare questa opportunità per parlare delle procedure e della festosa preparazione all’accoglienza del bambino al suo arrivo.[…]

Un modo diverso di essere famiglia
[…] I classici programmi scolastici si basano su una visione un po’ datata della famiglia, una visione che suppone che tutti i bambini nascano, vivano e crescano con la stessa mamma e lo stesso papà, in un mondo dove separazione, divorzio e adozione non esistono e dove nessun bambino ha subito traumi. In altre parole ci sono programmi che non rappresentano il bambino che non vive in una famiglia tradizionale. Abitualmente non è possibile abbandonare questi programmi e nemmeno fare delle eccezioni trasformando questi bambini in casi speciali. Tuttavia è possibile rispettare il progetto educativo per tutti ridefinendoli, tenendo conto e includendo tutti i tipi di famiglie. Specialmente i bambini che sono stati adottati da altri Paesi possono non sentirsi a loro agio o esclusi quando, in classe, si discute sull’albero genealogico, sulla storia e rassomiglianza familiare. […]

Due esempi di flessibilità didattica nel modulo di storia:
A)
Il compito: Disegnate il vostro albero genealogico.
Il pregiudizio: si suppone che i bambini stiano con la famiglia d’origine o conoscano il passato della loro famiglia. L’albero genealogico utilizzato abitualmente non permette di rispondere alle diverse strutture familiari, ma solamente a quella che ha una madre e un padre biologico, senza tener conto delle famiglie affidatarie o adottive o con altre configurazioni. Pertanto i bambini che hanno queste tipologie di famiglie si sentiranno isolati e diversi.
Strumenti didattici flessibili: gli insegnanti dovrebbero ridisegnare il diagramma dell’albero tradizionale per renderlo compatibile con le nuove forme di famiglia, creando così “Il cespuglio familiare”, “L’albero dell’amore”, “L’albero con le radici” (i legami biologici sono rappresentati dalle radici e la famiglia adottiva o la famiglia degli affetti sono rappresentate dai rami). È anche possibile abbandonare la metafora dell’albero e proporre temi quali “la mia vita” (così il bambino si sentirà al centro di questo processo di cui lui è l’autore), oppure “la mia casa” (una serie di case con all’interno le persone) o un diagramma in cui si possano rappresentare le persone con dei simboli e delle linee indicanti le relazioni reciproche. Si può chiedere al bambino di pensare alle diverse tipologie di famiglie, offrigli una varietà di “alberi” e lasciarlo libero di inventare un suo proprio diagramma. È bene trasformare questo progetto in attività artistiche-creative, invitando gli alunni a descrivere la loro famiglia e ciò che significa per loro, attraverso il disegno, la pittura o la scultura. […]

B)
Il compito: scrivete la storia della vostra vita includendo due esperienze significative.
Il pregiudizio: un bambino che non conosce il suo passato o ne ha uno difficile può essere incapace di scrivere la sua storia. Immaginate la sua difficoltà emozionale nel dover ricordare gli abusi, i maltrattamenti o gli abbandoni vissuti. Il suo desiderio è di dimenticare un passato doloroso e inventarsene uno più bello e, pertanto, tale richiesta può entrare in conflitto con il suo senso dell’onestà.
Strumenti didattici flessibili: si può offrire l’idea di scrivere in prima persona la biografia di un personaggio storico o altre opzioni. […]

Parlare di adozione in classe
[…] È importante che gli insegnanti apprendano il linguaggio dell’adozione. Essi debbono sapere come reagire di fronte ad adulti e bambini che utilizzano una terminologia non appropriata. Ossia, coloro che per esempio si esprimono con “perché sua mamma l’ha abbandonato?” o “chi è la sua vera mamma?” È risaputo che l’adozione implica una perdita per cui gli adottati vivono con la dolorosa realtà che i loro genitori di nascita non hanno potuto o voluto tenerli e questa è una verità difficile da spiegare ai bambini. Tuttavia molti adulti rivestono una parte molto importante nella vita dei bambini e gli insegnanti devono forzatamente entrare nel loro mondo per aiutarli ad affrontare le pene e stimolare la valorizzazione e il senso positivo della loro esistenza.[…]


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