Orientamento teorico

La psicoterapia ad orientamento psicodinamico si ispira alle concezioni psicoanalitiche ed il colloquio clinico, di 45 minuti circa, è il suo principale strumento di intervento.

Essa si differenzia dall’approccio psicoanalitico nella metodologia e nella tecnica.
Dal punto di vista metodologico è caratterizzata da incontri meno frequenti- da 1 a 3 da valutare in relazione alla problematica del paziente- ed una durata del trattamento considerevolmente ridotta rispetto ad una vera e propria psicoanalisi; mentre dal punto di vista tecnico, l’orizzonte risulta allargato dal solo versante intrapsichico al più vasto contesto interpersonale.

Particolare attenzione, infatti, viene riservata alle esperienze di accudimento infantile e all'identificazione dei pattern relazionali tipici,  agli affetti ed all'espressione delle emozioni; all’analisi delle modalità di gestione dei pensieri e delle emozioni disturbanti –le cosiddette difese- ed all'esplorazione delle fantasie e della vita immaginativa del paziente.

La mia formazione clinica è specificamente orientata all’adolescenza nella convinzione che essa rappresenti un momento decisivo, al di là delle esperienze della prima infanzia, per il riassetto della personalità oltre che per l'instaurarsi di eventuali patologie.

Il "continuo malcontento" dell’adolescente, la considerevole scissione nel Sé e la “fame di oggetti” che caratterizza il suo stato mentale, fa sì che il centro di gravità del proprio sperimentarsi oscilli continuamente tra vecchi e nuovi riferimenti affettivi e spinga il giovane ad utilizzare sempre più il gruppo dei pari per elaborare il proprio senso di identità.

L’esplorazione del mondo interno ed delle fantasie dell'adolescente deve allora unirsi ad una costante attenzione al mondo reale in cui egli vive: quello familiare e quello dei pari.
In un ottica evolutiva più che psicopatologica l’intervento clinico si estende all’analisi dei diversi ecosistemi di appartenenza degli adolescenti (le famiglie) che possono, a loro volta, aver bisogno di sostegno od orientamento.

Nel ciclo evolutivo della famiglia, infatti, la "crisi adolescenziale” combacia con la "crisi genitoriale".

I genitori possono agire attraverso il figlio adolescente conflitti personali non risolti e riattivati dalla sua adolescenza; ne consegue che i compiti evolutivi che il ragazzo ha di fronte a sé (ad esempio la graduale separazione dalla famiglia) non risultano facilitati. Specie in famiglie fragili, il processo di separazione e individuazione dell'adolescente, nella misura in cui si presta ad essere sentito come una minaccia, può essere in molti modi rallentato od ostacolato.