Adozione

Negli ultimi anni in Italia il fenomeno delle adozioni internazionali è andato crescendo.
Gli ingressi di minori adottati sono in continua crescita e sono sempre più numerose le coppie che si rivolgono all’estero per adottare un bambino, rendendosi disponibili ad accoglierlo nella propria famiglia.

L’adozione internazionale è sempre più accettata come un modo per soddisfare il desiderio di maternità e paternità,  ma anche -seppur in maniera residuale - per essere solidali in un mondo in cui la libertà di movimento  e di informazione rende sempre più agevole la conoscenza di paesi lontani ed il “toccare” con mano le condizioni di abbandono dell’infanzia nel mondo.
E’ una realtà che riguarda una larga parte della società italiana, coinvolgendo nella trepidazione e nella speranza non solo gli aspiranti genitori, ma anche i futuri nonni, i parenti e la cerchia degli amici.

Le famiglie che chiedono l’idoneità all’adozione sono spesso coppie che hanno fatto diversi tentativi per ottenere una gravidanza naturale, talvolta anche attraverso la procreazione assistita. Sono perciò coppie molto motivate, con alle spalle un percorso faticoso e doloroso, che necessitano di un sostegno ed un accompagnamento ad hoc per proseguire con consapevolezza e serenità lungo la strada dell’adozione, che non è né breve né facile.

Accogliere un bambino in adozione internazionale significa offrire il nostro aiuto a bambini per i quali altri strumenti di tutela (reinserimento familiare, adozione nazionale) si siano dimostrati infruttuosi  e non ci sia più alcuna speranza per loro di restare in famiglia o quantomeno nel loro Paese d'origine. Dai dati statistici raccolti dalla Commissione per le Adozioni Internazionali emerge che i bambini che arrivano in adozione dall’Africa e dal Sud-est asiatico nella maggioranza dei casi sono stati abbandonati dai genitori originari presso ospedali o altre strutture, mentre nei Paesi dell’Europa dell’Est e dell’America latina il motivo più frequente per cui i bambini sono sottoposti alla tutela dello Stato è la perdita della potestà genitoriale.

In generale si può affermare che per la maggior parte si tratta di bambini già grandicelli, traumatizzati e gravemente sofferenti; i nuovi genitori non potranno non tenere conto di ciò che è avvenuto prima del loro arrivo e dovranno curare le loro ferite .
Il bambino appena  nato, infatti,  è una creatura immatura dominata da bisogni primari ed emozioni. Nasce con determinate competenze, ma è nell’interazione con l’ambiente e nell'incontro con opportunità adeguate che si determina il suo sviluppo psico-affettivo. Fin dai primi momenti di vita c'è uno scambio reciproco di richieste tra bambino e ambiente. I  bisogni del bambino possono provenire sia dall'esterno: rumore o luce troppo forte, freddo; che dall'interno del suo corpo: bisogno di cibo, di sonno, che gli si cambino i pannolini bagnati, e soprattutto di conforto, di una presenza amorosa e costante al suo fianco. All’inizio la psiche del bambino è dominata da due contrastanti sensazioni: dispiacere quando i suoi bisogni non vengono alleviati e piacere quando vengono soddisfatti.  Anche se provvisti di una cura di base, l’assenza di una persona che svolga un ruolo di protezione -che fornisca al di là di bisogni primari un nutrimento affettivo- comporterà notevoli squilibri cognitivi ed emotivi. Il neonato, infatti, non può far fronte ai suoi bisogni da solo; è necessario un intervento dall'esterno qualunque sia il bisogno da cui è pressato.

Poniamo che il suo bisogno di un dato momento sia il cibo: ripetute esperienze di soddisfazione della fame gli insegneranno ad associare al bisogno del cibo, l'immagine di una madre che accorre con un biberon.
I bambino non è ancora in grado di distinguere tra sé e la madre (o la figura di accudimento), non sa dove finisce lui e dove comincia l’altro da sé. Da ciò ne deriva che per il bambino tutto ciò che è piacevole viene vissuto come facente parte di sé; tutto ciò che è in qualche modo doloroso, viene rigettato da sé.
All'interno di questo rapporto reciproco, in cui il bambino riceve dalla madre (o dalla figura di accudimento) il sollievo dalle sue tensioni -se la madre è sufficientemente in grado di entrare in empatia col figlio sui suoi bisogni- il bambino comincia ad uscire dal primo strato di concentrazione esclusiva su se stesso, diventa disponibile all'incontro e sviluppa affetto per chi è così importante per lui.

La madre, nel tempo, viene gradualmente interiorizzata; essa, cioè, comincia ad essere percepita come qualcuno che esiste sempre, anche quando non c’è o non può essere disponibile (costanza dell'oggetto). E’ da ciò che nasce un primario senso di fiducia, tanto importante per la futura evoluzione positiva di ogni persona.
Quando ciò non accade, i bambini -nel tentativo di adattarsi da soli alla miriade di cambiamenti, conflitti e difficoltà della vita quotidiana- innalzano meccanismi di difesa (scissione, repressione,ecc) che -pur se al costo di una diminuzione delle proprie energie psichiche- sono in grado di garantirne la sopravvivenza.

La sopravvivenza reiterata e persistente in cattive condizioni favorisce così nei bambini la costruzione di specifici modelli di relazione con se stesso e con il mondo: ciò vuol dire che il bambino costruirà un'immagine del mondo come luogo ostile in cui difendere se stessi o proteggersi. Tale modello di relazione verrà poi trasferito ad ogni nuovo ambiente e relazione.

Bolbwy ha definito come caratteristica fondamentale dei modelli operativi interni un concetto: quanto il bambino si senta accettabile o non accettabile agli occhi delle sue figure di attaccamento. Per la teoria dell’attaccamento il modello della figura di attaccamento ed il modello dell’Io si sviluppano in maniera complementare, confermandosi a vicenda. Una conseguenza di ciò è che un bambino che non sia stato desiderato non solo si senta non voluto dai genitori, ma pensi anche di essere poco desiderabile, cioè non voluto da tutti. 

Lo sviluppo personale dei bambini in adozione- i cui primi anni di vita sono stati segnati da circostanze molto svantaggiate- dipenderà in larga misura dalle risorse disponibili dopo la loro adozione. L'entità e la durata di questi effetti dipendono da una complessità di fattori interagenti: da una parte il bambino con i suoi dati costituzionali di partenza, dall'altro l'ambiente e il suo influsso educativo.
L'esperienza di essere stato inserito in diversi sistemi (famiglia originaria, istituto, famiglie affidatarie...) fa si che il bambino, nonostante il grande bisogno di affetto e sicurezza, si aspetti un'altra espulsione, anche dalla famiglia adottiva. Quando viene inserito nuovamente in una famiglia è facile, dunque, che il bambino adottato ripeta comportamenti di sfida e di attacco. Il processo che lo porterà a capire che la situazione familiare che sta vivendo rappresenta un’esperienza diversa e non condurrà ad un ulteriore abbandono è lento e complesso.

Le teorie sul trauma indicano che le esperienze traumatiche hanno l’effetto di sconvolgere le normali attività di pensiero: l’evento traumatico non può essere elaborato perché l’individuo non riesce a dargli un senso, ad integrarlo nella sua esperienza. Risulta fondamentale, allora, per un bambino traumatizzato trovare adulti in grado di comprendere il suo dolore e di rispecchiare correttamente la sua esperienza. L’attuale letteratura sul trauma infantile converge nell’individuare nella mentalizzazione del trauma e nella possibilità di verbalizzarlo i presupposti per la sua cura., che consiste essenzialmente in un lungo processo di elaborazione che porti il bambino ad affrontare i propri vissuti di impotenza e stigmatizzazione, a superare i forti sensi di colpa e ad abbandonare le modalità relazionali disfunzionali sviluppate come difesa dalla sofferenza. (Valdilonga).

Jesus Palacios, professore di Psicologia Evolutiva e dell’Educazione dell’Università di Siviglia, ha elaborato il modello concettuale necessità-capacità. Secondo Palacios: “l’intervento professionale in adozione consiste fondamentalmente nel cercare adulti che possano rispondere adeguatamente alle necessità dei bambini”. La sintesi teorico-pratica, presentata all’interno delle liste-tabelle sottostanti, elenca le necessità dei bambini e le capacità dei genitori adottivi che Palacios ha identificato come rilevanti dall’esperienza professionale e dalle indagini adottive. 

Bisogni aggiuntivi dei bambini adottati

B. legati al passato

   Difficoltà nel legame, lo sviluppo emotivo,   la personalità…

  Ritardi nello sviluppo(linguaggio,   intelligenza…)

  Problemi nelle relazioni sociali

 In qualche caso, necessità di mantenere   contatti con persone significative del passato

B. legati al legame, all’adattamento ed all’integrazione

  Adattamento   ai cambiamenti (da una istituzione a una famiglia, da un paese all’altro…)

  Bisogno di far fronte a perdite e   separazioni

  Bisogno di legami sicuri e stabili

 Bisogno di integrazione familiare (sentimento   di appartenenza), sociale, culturale

 Bisogno di   imparare norme e abitudini…

 Bisogno di   far fronte a problemi di condotta

 Nel caso,   bisogno di adattarsi a strutture familiari non convenzionali

B. legati all’identità

  Bisogno di sapere e conoscere(rispetto a se   stesso, la famiglia d’origine,       l’adozione   come tratto stabile della propria identità…)

 Bisogno di   costruire un’identità adottiva

 Bisogno di   risposte sensibili alle reazioni di tristezza, nostalgia…

 Bisogno di   far fronte a possibili reazioni inadeguate di altri

 Bisogno di   cercare le origini


Competenze aggiuntive dei genitori adottivi

C. relative alla storia ed alle caratteristiche personali e familiari

 Capacità di farsi carico della propria storia   personale (per esempio, l’infertilità)

 Visione realista delle proprie capacità e   limiti, cosí come di quelli della coppia

 Far fronte in modo maturo e efficace a   situazioni di stress, conflitti e difficoltà

 Capacità   di chiedere aiuto

 Relazione   stabile della coppia, superando insieme difficoltà

C. relative alle circostanze ed alle condizioni di vita

 In funzione di età e salute, capacità di   rispondere ai bisogni degli adottati nell’infanzia, l’adolescenza e la   gioventù

 Abitazione   adeguata a rispondere ai bisogni

 Vita   quotidiana compatibile con i bisogni infantili

 Esistenza   di reti familiari, sociali e professionali di sostegno

 Se ci sono   altri figli, capacità di integrare gli adottati con i non adottati

C. relative al progetto adozione

 Progetto di adozione nel quale predomini   l’esercizio della maternità e paternità (motivazione)

 Progetto   di adozione aperto e ragionevolmente flessibile

 Capacità   di coinvolgere l’ambiente circostante nell’adozione

 Accettazione   dell’incertezza

 Acettazione e integrazione della storia   anteriore dell’adottato, senza negarla, disprezzarla né dimeticarla

  Aspettative realiste e flessibili

C. relative alle capacità educative

   Ambiente familiare sicuro, protettivo,   stimolante

  Capacità di stimolare sentimenti di   appartenenza e attaccamento

 Capacità di non ripetere modelli inadeguati   (sensibilità, affetto, empatía, limiti…)

  Comunicazione sull’adozione aperta e   sensibile

  Sostegno davanti a discriminazione,   xenofobia…

  Controllo educativo di problemi e difficoltà

C. relative alla relazione con i professionisti

  Accettare la necessità della formazione,   valutazione e sostegno

  Capacità di beneficiare della formazione

  Collaborazione con i professionisti

  Capacità di chiedere aiuto quando necessario

Spero di aver chiarito, almeno in parte, perché è importante supportare gli aspiranti genitori adottivi, valorizzare e sostenere con attenzione le loro competenze, mettendoli in grado di accogliere nel miglior modo possibile il bambino che accoglieranno. Per i bambini adottati è difficile elaborare il loro passato dopo aver sperimentato legami fragili con le figure di accudimento e vissuto esperienze che hanno influenzato la loro rappresentazione di famiglia e la percezione di sicurezza nei legami affettivi. E’ necessario, allora, che attraverso l’adozione trovino genitori aperti, sensibili e competenti, che li aiutino a ricucire il presente e il passato in una equilibrata sintesi.

Dopo l'adozione è lunga la strada da percorrere. Gli inizi non sono determinanti in termini assoluti, ma c'è il rischio significativo che, se questi non vengono presi sul serio e non ci si fornisce di risorse adeguate ad affrontarli nel corso degli anni immediatamente successivi all’adozione, la loro influenza finirà per essere decisiva. A ciò si aggiunge che, come la pratica clinica di questi anni ha evidenziato, “il dubitare di sé come genitore” è un aspetto presente  non solo nelle prime fasi di costituzione delle nuove appartenenze familiari; ma accompagna la famiglia adottiva durante le varie fasi della sua vita.

Anche se la variabilità dei casi è di grandi dimensioni, per il buon esito dell’adozione è dunque necessario che i genitori si forniscano dei necessari appoggi professionali che li sostengano ed accompagnino il percorso elaborativo del figlio.


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